
Un vino armonico in perenne equilibrio tra la durezza della Barbera e la morbidezza della Bonarda.
Questo è il Gutturnio, il vino della tradizione piacentina.
Già il nome ci porta lontano, al tempo in cui Roma governava molte terre. Gutturnium la chiamavano i romani: la coppa nobile dalla quale attingere questo vino che accompagnava allora come oggi i momenti conviviali.
le CARATTERISTICHE
Fresco ed equilibrato, mantiene in perfetta armonia le note morbide della Bonarda (Croatina) e quelle amarognole della Barbera.
Di colore rosso carico e corposo, sprigiona una volta versato il suo ventaglio di profumi del tutto unico, dovuto proprio al mescolarsi di due vitigni al gusto e all’olfatto così diversi come la Bonarda e la Barbera.
Il nostro GUTTURNIO è mosso, con bollicina naturale, quindi molto fine e poco aggressiva.
Temperatura di servizio: 18°
Gradazione alcolica: 13,5 %vol.
Vitigni: Barbera e Croatina (Bonarda)
Zona di produzione: Vigoleno (Vall’Ongina e Val Stirone, sotto valli della Val d’Arda – Piacenza).
la STORIA e l’ETICHETTA
Nella storia locale e storia dei vini si fa risalire il Gutturnio all’epoca romana.
Il nome ne rievoca le origini, riferendosi ad un’antica brocca scoperta nel corso di scavi archeologici. La storia è ancora tutta da scrivere, tra aneddoti, fascino e citazioni.
Etichetta a cura dell’artista Franco Murer.

gli ABBINAMENTI
Il nostro Gutturnio si abbina perfettamente con i piatti piacentini, sia freddi che caldi.
La cucina piacentina leggermente grassa per cultura e tradizione chiama vini che sappiano sgrassare la bocca e prepararla al prossimo assaggio.
Ecco che si rivela perfetto per accompagnare un piatto di anolini, anche e soprattutto se – come nel nostro caso – ripieni di Parmigiano (vista la nostra vicinanza al parmense). Non c’è brodo che non venga esaltato dalle note amarognole della Barbera e ripieno che venga abbracciato dalla morbidezza della Bonarda. Come piatto freddo torniamo nel cuore di Piacenza con i salumi dop (coppa, salame e pancetta) grassi al punto giusto per un buon calice di Gutturnio Visconti.

il METODO e la TECNICA di coltivazione
Viti coltivate a spalliera, potate con metodo guyot ramificato ad archetto, per stimolare il germogliamento delle gemme.
Per limitare al minimo i trattamenti con prodotti fitosanitari pratichiamo la lotta integrata, effettuiamo potature invernali corte, che preferiscono una produzione limitata ma sana alle grandi produzioni troppo esposte a malattia, e una potatura verde, in primavera inoltrata con la scelta dei germogli e la pulizia manuale delle piante.
Così facendo preveniamo le malattie dovute alla scarsa circolazione dell’aria tra i tralci, alla disomogenea esposizione al sole e allo sfruttamento della pianta.
Manteniamo pulito il terreno, caratterizzato da un impasto equilibrato di limo, sabbia, argilla e calcare.
Quest’ultimo è un segno distintivo dei terroir della zona di Vigoleno, ricca di minerali, parte del Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano.
Superficie vitata: 4 ha
Produzione: 120 hl/anno
Resa: 60 q di uva/ha

il METODO e la TECNICA di produzione
Produciamo i nostri vini con metodo ancestrale, senza aggiunta di solfiti, affidandoci al lavoro dei lieviti indigeni e degli zuccheri naturali presenti nell’uva.
Per questo abbiamo bisogno di frutti sani.
Dopo la raccolta lasciamo in macerazione le vinacce per 15 giorni circa, e lasciamo in affinamento per 6 mesi in botti di vetroresina o cemento. In questa fase lavorano soltanto i lieviti indigeni e gli zuccheri naturali.
Durante questo periodo monitoriamo l’affinamento pulendo il nuovo vino con dei travasi a seconda delle temperature esterne, ed effettuiamo una sola filtrazione con farina fossile per quel tocco di eleganza che contraddistingue il nostro Gutturnio.
Imbottigliamo seguendo le lune di febbraio, marzo e aprile, rigorosamente in luna calante, quando i lieviti sono meno aggressivi. Una volta imbottigliato inizia il processo di rifermentazione in bottiglia, dove i lieviti indigeni, trovandosi in un ambiente molto piccolo, mangiano gli zuccheri naturali rimasti, rilasciando anidride carbonica, la nostra bollicina (fine e leggera).


L’inventore della ricetta del nostro Gutturnio fu Lucio Calpurnio Pisone, figlio di madre piacentina e suocero di Giulio Cersare, quel Giulio Cesare.
Ce lo racconta Cicerone in persona che, con la volontà di accusare Lucio per alcune scelte politiche ritenute errate, all’interno dell’orazione “In Pisonem” lo ridicolizza, sottolineando il suo eccessivo apprezzamento per questo vino.
La sua notorietà dai tempi di Roma è quindi conclamata. Il nome Gutturnio deriva infatti da gutturnium, una grande coppa d’argento di circa due litri, di cui un esemplare fu rinvenuto nel 1878 nella vicina Velleia Romana, antica città romana di piccole dimensioni, oggi area archeologica di particolare fascino.
Il gutturnium veniva utilizzato al termine della cena. Riempito di vino, veniva passato di mano in mano tra i commensali per bervi a turno come simbolo di fraternità e amicizia. Da un passato più recente deriva invece la tradizione che vede il Gutturnio versato non in bicchiere ma all’interno di ciotole bianche di ceramica.

Etichettatura Ambientale
