Bottiglia di Gutturnio di Cantina Visconti

Gutturnio Doc Colli Piacentini

Barbera 70% Bonarda (Croatina) 30%

Fermentazione naturale
vino secco frizzante
senza solfiti aggiunti


Vendita: damigiana e bottiglia

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il METODO

Il Gutturnio Doc dei Colli Piacentini è un uvaggio di Bonarda e Barbera, ma sarebbe più corretto dire di Bonarda e Croatina. Localmente la Croatina è detta infatti “bonarda” sebbene non abbia nulla a che fare con il famoso vitigno piemontese. Ha invece più a che fare con il vicino vino DOC Bonarda dell’Oltrepò Pavese, con base ampelografica simile al Gutturnio.
Gli impianti, di età media 20 anni, hanno sesto d’impianto a spalliera; potiamo queste viti con metodo Guyot singolo ad archetto – 8 gemme.
La vendemmia delle uve Barbera e Bonarda, esposte per la maggior parte a Nord-Ovest, viene eseguita manualmente tra metà Settembre e fine Ottobre. Selezionata accuratamente, l’uva alla raccolta deve avere un buon grado di maturazione.
Subito dopo la raccolta, lasciamo a macerare il mosto per circa 7 giorni, per passare all’invecchiamento in botti di vetroresina per 4 mesi.

Superficie vitata: 4 ha
Produzione: 120 hl/anno
Resa: 60 q di uva/ha

Grappolo di Croatina per Gutturnio DOC di Cantina Visconti Vigoleno

la TRADIZIONE

L’inventore della ricetta del nostro Gutturnio fu Lucio Calpurnio Pisone, figlio di madre piacentina e suocero di Giulio Cersare, quel Giulio Cesare.
Ce lo racconta Cicerone in persona che, con la volontà di accusare Lucio per alcune scelte politiche ritenute errate, all’interno dell’orazione “In Pisonem” lo ridicolizza, sottolineando il suo eccessivo apprezzamento per questo vino.
La sua notorietà dai tempi di Roma è quindi conclamata. Il nome Gutturnio deriva infatti da gutturnium, una grande coppa d’argento di circa due litri, di cui un esemplare fu rinvenuto nel 1878 nella vicina Velleia Romana, antica città romana di piccole dimensioni, oggi area archeologica di particolare fascino.
Il gutturnium veniva utilizzato al termine della cena. Riempito di vino, veniva passato di mano in mano tra i commensali per bervi a turno come simbolo di fraternità e amicizia. Da un passato più recente deriva invece la tradizione che vede il Gutturnio versato non in bicchiere ma all’interno di ciotole bianche di ceramica.